Quando il cantiere parla con troppe voci: perché la catena decisionale è importante
- Francesca Delicato

- 17 ore fa
- Tempo di lettura: 2 min

Succede più spesso di quanto si pensi. E il committente si ritrova a non sapere più di chi fidarsi.
La soluzione non è scegliere una voce contro un’altra, ma seguire la gerarchia del cantiere: non per rigidità, ma perché ogni figura ha responsabilità precise, riconosciute anche dalla normativa, e competenze diverse costruite nel tempo. Un bravo operaio sa come fare una cosa, mentre il progettista e il direttore lavoro sanno se va fatta, dove, perché e con quali conseguenze.
Uno scenario tipico
Il committente ha scelto un architetto progettista e direttore lavori, approvato il progetto, affidato i lavori. Poi, una volta partito il cantiere, comincia a parlare quasi esclusivamente con l'impresa. Non per sfiducia verso l'architetto, semplicemente perché l'impresa c'è tutti i giorni, è presente, risponde in tempo reale. E piano piano diventa il riferimento principale. Il problema non è la fiducia in sé: è il rischio di dare peso decisionale a chi non ha la visione d'insieme del progetto. Architetto e impresa non sono alternative. Sono competenze diverse che funzionano solo se restano coordinate.
Le due figure dell'architetto e dell'impresa
L’architetto (progettista e direttore lavori)
L’architetto progetta, coordina e controlla. Non esegue i lavori: li rende possibili e coerenti.
Il suo compito è:
tradurre esigenze e budget in un progetto concreto
verificare che ciò che si realizza sia coerente con il progetto
prevenire errori e improvvisazioni
tutelare qualità, costi e risultato nel tempo
Molte scelte dell’architetto non sono visibili subito, ma incidono su comfort, durata e valore dell’intervento.
Se vuoi approfondire, ho scritto un post sulle figure del progettista e del direttore lavori
L’impresa edile
L’impresa realizza il lavoro. Ha competenze tecniche e operative fondamentali, conosce materiali, tempi e modalità esecutive, ma il suo focus naturale è l’esecuzione, non la regia complessiva del progetto.
Se ti interessa capirne di più, ho scritto un post sull'impresa edile.
Il punto chiave (quello che spesso sfugge)
Il progettista sa se una cosa va fatta, dove, perché e con quali conseguenze.
Se va fatta
Non tutto ciò che è possibile è anche opportuno: alcune soluzioni possono sembrare pratiche ma creare problemi normativi, funzionali o estetici.
Dove va fatta
In architettura la posizione incide sempre su proporzioni, luce, percorsi, comfort e manutenzione futura.
Perché va fatta
Ogni scelta progettuale nasce da una ragione precisa.Quando si perde questa logica, lo spazio può funzionare solo “a metà”.
Con quali conseguenze
Le conseguenze emergono spesso nel tempo: costi imprevisti, difficoltà d’uso, problemi tecnici o perdita di valore dell’immobile.
Il tema dei costi (spesso sottovalutato)
Quando ci si affida solo all’impresa può succedere, non sempre, ma succede, di perdere il controllo economico del progetto.
Non per cattiva fede, ma per struttura del processo: le varianti nascono strada facendo e portano a extra, che possono sembrare piccoli singolarmente, ma dei quali è difficile valutare l’impatto reale senza una visione complessiva.
Il progettista serve anche a questo: tenere insieme budget iniziale, scelte tecniche e conseguenze economiche nel tempo.
Senza questa regia, il rischio è accorgersi dei costi solo a posteriori.
Se stai affrontando una ristrutturazione, capire il ruolo delle figure coinvolte ti aiuta a prendere decisioni più consapevoli.
Puoi approfondire il tema nella guida dedicata alle figure del cantiere spiegate bene.




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